UMBERTO ROVERSI

« si balla sempre tra l'abisso e il cielo »

Umberto Roversi nasce a Sassuolo il 18 settembre 1974. Trascorre la sua infanzia a Sassuolo con la mamma Lucia, il papà Andrea, e la sorella maggiore Paola. Viene educato in famiglia ai valori cristiani e riceve i sacramenti presso la Parrocchia di Sant'Antonio di Padova, dove allora erano i Frati Cappuccini. Nella stessa realtà parrocchiale inizia il suo cammino nell'associazione scout, che tramonterà nel periodo adolescenziale. Il padre ha una ditta in proprio dedita al commercio di tessuti e la madre un negozio di stoffe. La laboriosità, il senso del dovere, l'onestà e l'attitudine all'accoglienza che lo contraddistingueranno da adulto trovano nell'educazione familiare il primo germe.

È un ragazzo come altri: frequenta la compagnia del bar, ama trascorrere le sue giornate con gli amici, si dedica assiduamente allo sport, ascolta la musica con un debole per le note di Vasco Rossi. Umberto si rivela fin dalla giovinezza una persona generosa e amante della vita, alimentando in sé il gusto per le cose belle. Lo caratterizza una vivace intelligenza, che Umberto metterà a frutto nei suoi studi: dopo il Liceo, si iscriverà alla facoltà di Ingegneria Gestionale di Bologna.

L'INCONTRO CON CHIARA

È il 1994 e a vent'anni conosce Chiara, che diventerà la sua compagna di vita. Con lei si sposerà il 23 novembre 2002, in occasione della festa di Cristo Re.

Gli anni del fidanzamento saranno determinanti per la loro vita insieme e nel cuore di Umberto inizieranno ad attecchire le prime scelte fondamentali della sua fede e della sua vocazione.

In quegli anni, Chiara frequenta assiduamente il Quartiere Carità nella Parrocchia della SS. Consolata a Sassuolo. Già inserita nel gruppo scout, sarà lei ad introdurlo nel servizio che svolgeva presso il Quartiere e, pian piano, si avventurano insieme nell'attività educativa di un piccolo gruppo di bambini. Questa esperienza consente ai giovani fidanzati di avvicinarsi alla semplicità ed alla fragilità di quei piccoli e delle loro famiglie, facendo maturare in loro una grande passione educativa. Il desiderio di stare a servizio aumenta e si incanala in forme diverse, parallelamente all'irrobustirsi della loro vita spirituale. Al servizio come educatore, si accosta l'esperienza alla Casa della Carità. Umberto e Chiara hanno molto a cuore gli ospiti, trascorrono diverso tempo con loro e ben presto la loro testimonianza contagia anche altri amici che al loro fianco iniziano a vivere da vicino l’esperienza.

LE ESPERIENZE DELLA SVOLTA

Sono anni di grandi domande ed Umberto non si risparmia nella ricerca profonda del suo posto nella comunità cristiana. D'altra parte, la sua simpatia ed il suo carisma gli guadagnano belle amicizie e ben presto anche lui si inserisce a pieno titolo nella realtà parrocchiale della SS. Consolata.

La preparazione della Giornata Mondiale della Gioventù del 2000 si rivelerà una particolare via di conversione per Umberto: sono anni di catechesi incalzanti, di amicizie intense; sono anni in cui iniziano ad accendersi desideri grandi. Umberto gradualmente si lascia accompagnare nell'approfondimento della fede, nella conoscenza del Signore, attraverso un sacerdote, don Luca Ferrari, l'allora curato della Parrocchia della SS. Consolata. La sua relazione con Chiara matura e, con lei, la scelta di sposarsi. La confessione, la direzione spirituale, gli esercizi spirituali saranno strumenti preziosi per orientare gli ultimi tempi del fidanzamento e la preparazione al sacramento del matrimonio.

Vissuta la straordinaria esperienza del "servizio confessioni" presso il Circo Massimo in occasione della GMG del 2000 a Roma, Umberto e Chiara intensificano negli anni uno stretto legame con il sacramento della riconciliazione; ne riconoscono il grande valore e si fanno partecipi alle diverse occasioni ed eventi che fioriscono da quell’esperienza, attraverso il servizio di Giovani e Riconciliazione.

LA PRESENZA SUL LAVORO

Contestualmente, nel 2000, viene assunto come giovane ingegnere in una importante ditta del distretto ceramico sassolese, la System spa. Umberto si dedica al lavoro con grande serietà. Emergono particolari doti organizzative e capacità gestionali, tanto che ben presto cresce la stima per la sua persona e con essa negli anni il riconoscimento di un ruolo di responsabilità direttivo. Allo zelo nell'espletamento del suo incarico, con gli anni si affianca una certa affabilità anche nel contesto lavorativo: non è indifferente con quanti incontra sul suo cammino e non risparmia una buona parola per quel collega nella necessità o uno stimolo per quella situazione in stallo.

LA VOCAZIONE ALLA COMUNIONE

Le esperienze avute sino a questo momento sono anticamera per una scelta di vita ancor più integrale. Alla fine del 2002 Umberto e Chiara avvieranno un cammino con altri amici per formare una piccola comunità di famiglie, facendo propri gli ideali di un movimento presente nella diocesi reggiana, allora noto come Movimento Mariano Comunità delle Beatitudini, che poi diventerà Familiaris Consortio. La piccola comunità di cui fa parte Umberto si presenterà ufficialmente il 2 giugno 2005 con il nome di "Maria Vergine Madre". Umberto vive questa chiamata al fianco di sua moglie con grande passione, dedicandosi ad indagare con energia il carisma di questo movimento che tanto intercettava il suo desiderio di comunione.

In questo tempo, i coniugi Roversi decidono dove posare la prima pietra della loro storia, non soltanto spiritualmente ma anche fisicamente: nel 2010, infatti, andranno a vivere a Borzano, nei pressi delle case del Movimento, per essergli a servizio ancor più da vicino. Ben presto Umberto sarà coinvolto nel consiglio del movimento e sarà partecipe di passi fondamentali che interessano il Movimento stesso nell'ambito del riconoscimento canonico. Intanto, matura un grande legame con i sacerdoti e, tra questi, in particolare con don Luca Ferrari, con il quale prosegue un intenso cammino di amicizia e paternità spirituale.

Nel 2013 la chiamata alla genitorialità: Umberto e Chiara accolgono il piccolo Simone nella loro famiglia, custodendo questo figlio con grande amore e gratitudine e accompagnandolo con gioia nella sua crescita umana e spirituale.

Questi anni dell'esistenza di Umberto trovano corrispondenza in queste tre parole:

CONSACRAZIONE, COMUNIONE, DIACONIA

Consacrazione, perché Umberto orienta la sua vita totalmente al Signore e, progressivamente, ogni piega della sua quotidianità trova forma e compimento in un'armoniosa ricerca della volontà di Dio sulla sua vita e nell'accoglienza docile delle prove che non gli sono risparmiate.

Comunione, perché sa farsi dono per gli altri. In modo speciale nel matrimonio con Chiara, con la quale crescerà una profonda intesa umana e spirituale; nella sua vita comunitaria, partecipando delle gioie e dei dolori degli amici e condividendo a sua volta le sue passioni e tribolazioni con loro; con gli amici sacerdoti, divenendo la sua famiglia stessa segno vivente di quella "comunione tra le vocazioni" che appartiene in modo proprio al carisma del movimento.

Diaconia, perché Umberto si spende nell'offrire un valido percorso per i giovani dentro il Movimento, divenendo responsabile del Movimento Giovani. Umberto aveva a cuore la salvezza delle persone che gli stavano vicino ed era profondamente grato della proposta di vita di fede che il carisma del movimento offriva. Nel servizio pieno ed esclusivo dedicato a questa realtà ha saputo coniugare in modo originale questi due aspetti. Questi anni di servizio sono particolarmente intensi: viene data forma ad una proposta concreta per i giovani. Umberto è partecipe in questa fase accanto a don Luca Ferrari e a don Gigi Lodesani nella delineazione del percorso, con la lungimiranza di un bravo ingegnere ed il cuore di un educatore. Dopo pochi anni, si iniziano a raccogliere i primi frutti: crescono le adesioni a questa esperienza e fioriscono tante e belle vocazioni alla vita matrimoniale e consacrata.

GLI ANNI DELLA MALATTIA

Umberto è colpito da un male che poi, gradualmente, si scoprirà incurabile. E' il 2014 quando condivide questa triste notizia con i suoi cari. Non si arrende ed anche in questa dolorosa situazione si mette in ascolto della volontà di Dio. Vive la malattia con grande coraggio, prestandosi a tutte le cure possibili. Subisce diversi interventi chirurgici. La sua voglia di vivere non lo abbandona mai, neanche per un istante.

Si dedica ancora più intensamente agli affetti più cari: alla moglie Chiara, al figlio Simone, ai familiari, agli amici sacerdoti e alla sua comunità; al suo movimento che tanto ha amato ed ai ragazzi del movimento giovani; ai suoi colleghi al lavoro. Nessuno escluso. Ogni briciolo di energia pare far pulsare nelle sue vene il bene grande che Umberto ha per questa sua vita. E, quando le forze glielo consentono, lascia scivolare i suoi sci sulle amate piste, come solo lui sa fare, insieme ai suoi amici; o si dedica alla profondità degli abissi del mare.

"Quando lo andiamo a trovare, sembra sia lui a venirci a fare visita", queste le parole di un suo amico mentre gli fa visita in ospedale, dopo un importante intervento ai polmoni: la malattia pare esser per lui un viaggio speciale verso la vera Vita, quella eterna, e non smette più di raccontare questo con tutta la forza che gli resta. Come compagno di viaggio speciale Umberto sceglie don Pietro Margini: approfondisce i suoi scritti e, come ha sempre fatto, non tiene nulla per sé ma rende partecipi quanti egli ama di ogni germe di bellezza scoperto o intuito. Nella consapevolezza della gravità della situazione, Umberto prepara con lucidità ogni cosa per la sua partenza, lasciando una parola per ciascuno. Ogni attimo di sofferenza viene offerto nella preghiera, che si fa sempre più continua, per quella persona o per quella situazione particolare. L'adorazione eucaristica, preghiera da sempre prediletta, si fa intensa e ricorrente. Fino all'ultimo giorno si dedica al bene del movimento e la sua casa è sempre aperta per i tanti che accorrono da lui per un consiglio, una parola di conforto. I suoi consigli diventano sempre più desiderati: alla consueta lucida lettura della realtà che sempre lo ha caratterizzato unisce quella "fede provata", che ha il sapore di una parola vera. In occasione della festa della Divina Misericordia, Umberto desidera organizzare un momento di messa e confessioni per i suoi cari e la sua comunità, quasi a volerli lasciare in pace tra loro e con il Signore e facendosi lui stesso segno di riconciliazione.

Un cuore forse troppo grande per questo corpo che tanto intensamente ha amato non risparmiandosi in nulla e che il 15 aprile 2018 nascerà di nuovo. Questa volta per sempre.