Testimonianza presso il convento del Carmelo

Sassuolo, 29 luglio 2002

“Il regno dei cieli è simile a dieci vergini che, prese le loro lampade, uscirono incontro allo sposo.

Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le lampade, ma non presero con se olio; le sagge invece, insieme alle lampade presero anche dell’olio in piccoli vasi.

Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e dormirono.

A mezzanotte si levò un grido: ecco lo sposo, andategli incontro!

Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. E le stolte dissero alle sagge: dateci del vostro olio perché le nostre lampade si spengono.

Ma le sagge risposero: no, che non abbia a mancare per noi e per voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene.

Ora, mentre quelle andavano per comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa.”

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Proprio quando ci è stato chiesto di partecipare a questa veglia portando la nostra esperienza di coppia, stavamo riflettendo su una catechesi di Don Carlo riguardo la vocazione famigliare. Grazie ad alcune parole trovate in queste riflessioni, siamo riusciti a ripercorrere con grande chiarezza il nostro cammino di coppia. Proprio oggi festeggiamo 8 anni di cammino insieme, e con grande gioia l’ultimo da fidanzati. Una storia nata con poche pretese e poche certezze. Eravamo due ragazzi molto giovani cresciuti, io in particolare, in un contesto di amicizie e di ideali molto diversi da quelli che siamo abituati a respirare oggi in parrocchia, dove era molto difficile trovare un posto per il Signore. Sono trascorsi alcuni anni in cui abbiamo vissuto il nostro rapporto superficialmente, sempre con il timore di dover rinunciare a qualcosa per l’altro, con la presunzione che l’altro dovesse assecondare le nostre prospettive e le nostre pretese. Eravamo abituati a vedere solo il presente. Poi il Signore ha iniziato molto delicatamente a toccare i nostri cuori, a farsi sentire, in maniera diversa e con risposte diverse da parte nostra. Da questo punto in avanti le nostre vite si sono disallineate, abbiamo cominciato a viaggiare su due binari diversi a velocità diverse. Le difficoltà nel nostro cammino sono diventate sempre più dure, quasi impossibili da superare. Voltandomi indietro, penso che questo sia stato il momento cruciale della nostra storia, il punto di svolta. Pensando al brano del vangelo letto prima, mi rivedo come lo sposo, sempre in ritardo, che sa di doversi muovere ma non si decide a partire, con il rischio di non raggiungere mai la porta delle nozze. E ringrazio soprattutto il Signore di aver rifornito così abbondantemente di olio la lampada della persona che stava ad aspettarmi. Senza quest’olio si rimane a corto, ci si spazientisce, si perde la calma e non si riesce più ad andare avanti.

La nostra storia ha cominciato a decollare quando abbiamo iniziato ad abbandonare la dimensione presente del nostro rapporto, per entrare in un’ottica di futuro e di speranza. E’ proprio dell’amore rinunciare al tutto subito, al riscontro immediato nell’altro per dargli tempo nella speranza. E‘ un atteggiamento che richiede pazienza, molta bontà e comprensione nei confronti dei limiti e delle debolezze dell’altro. Questa carità non siamo mai riusciti a trovarla da soli, contando solo sulle nostre forze o cercando di viverla esclusivamente all’interno del nostro rapporto di coppia. Bisogna educarsi alla carità e tenersi continuamente in allenamento. Questa scuola di carità per noi è stata l’apertura nei confronti del prossimo, il vivere la nostra fede in una dimensione comunitaria. Non crediamo sia sufficiente svolgere semplicemente un servizio nella comunità. La nostra esperienza ci insegna invece l’importanza di vivere il servizio al prossimo come preghiera e nella preghiera, dove il Signore trova la disponibilità per parlarci e trasformare il nostro cuore. Pensiamo che il Signore ci rifornisca di olio per le nostre lampade proprio quando ci apriamo agli altri, mettendo noi stessi in secondo piano.

Questo tesoro che riceviamo nel vivere la comunità, si rivela poi preziosissimo nel nostro cammino di coppia, nel portare la carità l’una nei confronti dell’altro. E’ un tesoro che ci permette di ragionare al futuro.

Allo stesso modo, ci accorgiamo invece di rimanere senza olio, nel buio, quando ci chiudiamo in noi stessi, nelle nostre pigrizie e nei nostri egoismi. Quando viviamo solo nella dimensione del presente, dimenticando la prospettiva di un progetto futuro.

Ci piace molto l’idea del cammino, dove è ben chiaro nel nostro cuore il punto di arrivo ma dove le tappe sono tutte da costruire insieme. E la cosa che più ci entusiasma è l’incertezza su che cosa il Signore ci chiamerà a fare e ad essere domani. Sai che devi andare verso di Lui, ma non sai che cosa Lui ha in serbo per te.

La forza che ci unisce oggi è la consapevolezza della chiamata del Signore a essere sale.

Avremo un’identità solo fino a quando cercheremo, pur nei nostri limiti e nelle nostre difficoltà, di essere sale. Cioè fino a quando daremo disponibilità al Signore per il suo progetto, oggi come fidanzati e domani come sposi.

“Ma se il sale perde il suo sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null’altro serve che ad esser gettato via e calpestato dagli uomini”.

Matrimonio di Umberto e Chiara - omelia di don Luca Ferrari

Sassuolo, 23 novembre 2002 - Solennità di Cristo Re

Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me. Poi dirà a quelli posti alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. Anch’essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me. E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna. Matteo (25, 31-46)

23 novembre 2002 Festa di Cristo ReUmberto e Chiara, sposi nel Signore

C’è qualche cosa di insolito in questa giornata, in questa liturgia. Non è la gioia tanto chiassosa quanto vuota, di chi vuole mettersi al centro. Capita più spesso di vedere che il matrimonio diventa l’occasione per divertirsi e scherzare, in una prospettiva che fa più temere che sperare. E invece voi non avete voluto essere il re e la regina di questa giornata. Avete scelto di festeggiare insieme, ed insieme con noi, un altro re. Questo ci interpella tutti profondamente. Che cosa significa questa vostra scelta e che cosa significa per noi? Penso anzitutto la verità di quello che state facendo: cioè il poter dire un sì che sia veramente “per sempre”.

Perché, lo sappiamo, per quanto possa essere intenso un momento bello, un momento in cui ci sentiamo profondamente amati e ci accorgiamo di riuscire ad amare, diventa ancor più motivo di sofferenza se sappiamo che è destinato a finire. E allora la vostra vita insieme comincia proprio qui, nel momento in cui saprete di poter dire un sì che sia vero, che sia pieno, e non sia soggetto alle variabili del tempo delle avventure umane ma che sia consegnato in mani che sanno valorizzare per l’eternità ciò che sperimentiamo ogni giorno. Ed allora comprendiamo bene il motivo per cui avete scelto Lui al centro della vostra famiglia, il Signore della storia che vi ha condotto in una storia così ricca, suggestiva; non siete più i bambini che i vostri genitori avevano accolto, amato ed accompagnato; non siete più i ragazzini che si sono conosciuti. Ma forse proprio di qui viene la nostra domanda: cos’è che vi ha mantenuto così freschi? Non nascondiamo che questo non passi inosservato. Anzi forse è proprio questo che ci suggerisce di scrutare dentro al mistero di questo giorno: il vedervi forse più giovani adesso di quanto non siate mai stati; più sicuri, più forti, più belli. Indubbiamente questo Signore della storia vi ha accompagnato. Vi ha accompagnato sulle soglie di qualcosa che è per sempre. Il Suo amore è così, lo avete conosciuto così, lo avete scoperto così l’uno nell’altro. Ed è così che volete riconsegnarvi proprio alla vostra storia personale, quotidiana. Mi piace vedere in questa liturgia un affresco immenso, nel quale ci sono vari riquadri. Nel primo riquadro, nella prima lettura che abbiamo ascoltato, c’è un tempo di Misericordia in cui Dio stesso viene a cercarci e si fa nostro pastore, e ci conduce in luoghi belli e ci fascia e ci raccoglie e ci perdona. E c’è un momento in cui Gesù, in questo quadro che sempre un po’ ci sconcerta, diventa il Giudice. D’altra parte credo che anche oggi, e non soltanto i credenti, se c’è qualcosa per cui sanno smuoversi dentro è proprio l’ingiustizia vissuta nell’impunità; l’impressione che qualunque cosa facciamo cada nel vuoto, che riusciamo in qualche modo a non fare i conti con le nostre responsabilità. Vedo che le notizie che vengono fornite, quelle più ghiotte, sono proprio riferite a questo, ai fatti certamente tristi legati all’egoismo impazzito che il più delle volte non vengono puniti e restano in un anonimato che ci sgomenta. Questo non soltanto nelle situazioni più grandi ma forse proprio in quelle più quotidiane che ci riguardano. In fondo scegliere una cosa o un’altra sembra lo stesso ed è forse anche di qui la sfiducia nel fare le cose buone. Se una cosa non può essere davvero cattiva, non ce ne può essere neppure una davvero buona. Nemmeno lo scegliersi per sempre, se questo in qualche modo limita la nostra storia. Allora è vero che ognuno di noi nella sua vita ha il proprio re: chi sceglie di essere re di se stesso, chi sceglie di essere il centro delle persone che lo circondano, chi sceglie di costruirsi un regno nel quale in una qualche misura sentirsi padroni, chi preferisce navigare su quelle onde che gli danno l’emozione del momento. Ma questa non è la pace e la gioia vera di chi sceglie di essere autenticamente nel vero, nel buono. Sono categorie diverse quelle del divertimento e della gioia e sono esperienze profondamente diverse. Ma quello di cui ci parla qui il Signore riguarda proprio quest’ultima: la possibilità di essere veramente felici. E quello che vale per voi immagino ci riguarda un po’ tutti; forse vi assomigliamo più di quanto non pensiamo, anche noi in questo momento abbiamo lo stesso desiderio non soltanto di essere amati quando siamo gradevoli e piacevoli, ma proprio di avere la sicurezza che qualcuno ci vuole bene soprattutto quando siamo feriti, quando siamo nudi, quando abbiamo fame. E allora immagino che anzitutto questa lettura significhi proprio questo: che potrete servire il Signore l’uno nell’altra. Ogni giorno darvi da mangiare, coprirvi, accogliervi, fasciarvi, perdonarvi, e soprattutto cercare l’uno la gioia dell’altro: ciò che esattamente ha fatto il Signore per noi. Sarà bello il giorno in cui allora finito il tempo della misericordia, ci sarà quello del giudizio: non ne avrete affatto paura, perché saprete di averlo conosciuto il Signore, e amato, e saprete che non avrete nessun motivo per temerlo proprio perché lo avete servito tutta la vita, l’uno nell’altro. E sapete bene che questo non si esaurirà nel rapporto ristretto di coppia, perché imparerete proprio dalla vostra vita familiare che c’è più gioia nel poter dare all’altro che non nel ricevere. E allora sarà una gara continua insieme, anche a continuare quello che avete già fatto e penso con frutto, come possiamo anche toccare con mano, di voler bene a tutti, di tenere sempre la porta aperta a tutti, non solo, di andare a cercare tutti, di fare toccare con mano quel dono che voi per primi gustate in una intimità che nessuno vi potrà rubare, ogni giorno. Ecco allora la gioia di questa festa: la gioia di una famiglia che nasce nel regno di Gesù.

E’ un po’ una vita da principi. E’ proprio così! La Sua regalità non è semplicemente qualche cosa che ci sta di fronte, ma qualcosa di cui partecipiamo anche noi. Una vera vita principesca! Una famiglia che non vive nelle favole ma nella gioia di una carità quotidiana, nella gioia di un dono quotidiano. Nella gioia di chi arriva a sera, anche quando si trova bisognoso, ferito, non ritenendo questa una maledizione. I “benedetti” non sono quelli che hanno avuto tutto e i “maledetti”di conseguenza, quelli a cui è stata riservata una qualche prova. Piuttosto i “benedetti” sono quelli che nella difficoltà hanno saputo allargare il cuore a dare e a ricevere; così come i “maledetti” sono quelli che lo hanno rinchiuso, indurito. Ecco allora perché la vostra coppia diventa un sacramento: un luogo cioè dove il Signore sempre si dona e sempre si manifesta. Questo vi vogliamo augurare.

Pensieri di coppia in occasione del fidanzamento di amici

Sassuolo, ottobre 2006

Siamo così piccoli da soli!

Abbiamo provato, all’inizio della nostra storia di coppia, a contare solo sulle nostre forze, mettendo al centro ognuno il proprio “io”. Da soli non siamo stati nemmeno capaci di capire che cosa in fondo sognavamo, dov’era la nostra gioia ed il senso vero della nostra vita. Ce ne è voluto di tempo prima di cadere da cavallo!

La provvidenza ci ha fatto incontrare una persona, anzi un Re. Insieme abbiamo scelto che Cristo è il Re della nostra vita, il nostro punto di partenza e di arrivo. Ed è tutta un’altra storia!

Un re esige rispetto, fedeltà, tempo, obbedienza.

Ma questo Re, prima di tutto, ci ama profondamente.

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Essere Santi significa essere uomini e donne veri, giorno dopo giorno, alla presenza costante del Signore, a cui lasciare con fiducia e speranza il timone della propria vita. E’ una cosa talmente concreta e tangibile che ci risulta molto difficile sentirci in coscienza degni di una vocazione così grande. Ma nella nostra povertà non ci lascia soli.

Lui ci desidera capaci di amare, e ci educa grazie al dono inestimabile del nostro amore che sentiamo crescere alla Sua presenza.

Lui ci desidera dono per gli altri, e ci indica la via nel servirci e nell’accoglierci ogni giorno con i nostri limiti e le nostre debolezze.

Lui ci desidera fedeli, e noi vogliamo offrirgli la fedeltà che ci siamo promessi l’un l’altra il giorno del nostro matrimonio.

Così concreta è la Santità!

Siamo così piccoli da soli, ma non insieme ai nostri amici e, con loro, insieme al nostro Re.

Umberto e Chiara

Lettera di Umberto a Chiara in occasione del 10° di matrimonio

Borzano, 23 novembre 2012

A mia moglie Chiara

Sono passati dieci anni.

Non è facile avere la percezione del tanto tempo trascorso insieme, dall’indelebile 23 Novembre e ancor più dal giorno in cui ho sentito per la prima volta la tua voce.

Ancor più difficile però risulta immaginare la mia vita senza la tua presenza accanto.

Il Noi è una cosa sola con l’Io. Non che le due dimensioni non siano definite… tutt’altro.

Si abbracciano forte sfumando i confini.

E chissà… forse è proprio questo Noi di cui siamo già ora padre e madre nella Fede.

E bisogna ammettere che si è dato parecchio da fare… il nostro Noi: ha già cambiato tre case e due macchine, ha concluso l’infinito e faticoso percorso di medicina, ha guidato e servito una preziosa opera educativa, ha aiutato bimbi e famiglie in difficoltà, ha camminato insieme ad amici e sacerdoti, ha cavalcato nel deserto sino agli abissi del mare, ha preparato il cuore all’accoglienza… ha gioito, sofferto, pregato, sperato, ringraziato per quanto ricevuto e per quanto tolto.

Principe e Principessa lo creò.

E tutto questo in soli dieci anni.

Prova ad immaginare cosa può fare questo Noi nei prossimi venti o trenta anni rimanendo fedele al proprio Rè e così al nostro Amore…

L’Io contempla e gode di questa meraviglia, conscio della propria inadeguatezza, del piccolo merito e del grande dono: il tuo.

Strafelice di essere oggi alla tua destra nel primo banco

Tuo in Cristo Re

Mt 25,31-46

“Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”