Umberto - e-mail agli amici, 24 novembre 2016

Ciao,

sono in partenza per Lourdes insieme a Chiara.

Da quando mi sono ammalato sento forte il richiamo verso quel luogo, più di ogni altro.

Vado da Maria, Vergine e Madre, per affidarmi completamente a Lei. Vado per chiedere, come la vedova molesta, di intercedere per me e per la mia famiglia.

Vado da Lei, il medico migliore, l'unico da cui torno a casa con la pace nel cuore.

Vorrei vivere anche questo momento in comunione con gli amici che sento vicini, con un ricordo reciproco nella preghiera durante la giornata di Sabato.

Grazie di cuore.

Umbo

Pellegrinaggio del novembre 2016

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Umberto - e-mail agli amici di comunità, 11 febbraio 2018

Le lodi di questa mattina e le letture del giorno, ci introducono in questa magnifica festa della Madonna di Lourdes.

Vorrei proprio viverlo come un momento di affidamento e di grande fiducia in Maria.

Sono rimasto indeciso se e come partecipare oggi, perchè non mi piace essere al centro dell'attenzione. Chiara mi ha dato una lettura che mi ha convinto. Sei come il paralitico sul lettuccio che viene calato dal tetto dai suoi amici, con la fiducia che il Signore può tutto. La vostra fede ha un grande valore agli occhi del Signore. Ecco, così vorrei vivere questa giornata con voi e con Maria.

Ad una famiglia che simbolicamente rappresenta tutta la comunità, lascerò una candela benedetta a Lourdes quest'inverno perchè sia consumata in famiglia e, se ci sarà occasione, chiederò di presenziare all'unzione degli infermi come aiuto speciale per i prossimi giorni di visite e controlli.

Grazie per la vostra vicinanza e la vostra fede.

Umbo

Pellegrinaggio del febbraio 2018

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Febbraio 2018, pellegrinaggio a Lourdes

Omelia di don Luca Ferrari nella S. Messa presso la grotta di Lourdes.
Lourdes 2018 febbraio.mp4

Oggi il Signore ci porta su un monte, su questo monte avvengono esperienze particolari, perché il monte è il luogo dove Dio abita, è il luogo dove l’uomo incontra Dio. Come i discepoli anche noi siamo profondamente toccati, consolati dall’esperienza di una verità che si fa luminosa, consolante, densa, quasi tangibile, che ci porta al di là dell’opacità delle esperienze quotidiane talvolta ambigue. Cosa significheranno? cosa saranno? Come interpretarle?

Ma c’è il momento in cui il Signore si manifesta per ciò che è, per consolare noi ed è bello stare qui. Anche i discepoli prediletti pur non comprendendo ciò che avveniva, una cosa intuivano chiaramente: avrebbero voluto rimanere lì, avrebbero desiderato fermare quel tempo perché è a partire da quell’esperienza che potevano leggere e comprendere tutta la loro vita. E lo vediamo, lo sappiamo, lo sentiamo chiarissimamente: talvolta il Signore si fa così vicino che sembra prendere le corde più preziose e sensibili del nostro cuore, per interpretarle, coordinarle, armonizzarle, per renderle un canto.

Ma sul monte, sempre sul monte, avviene anche un’altra esperienza non meno preziosa e misteriosa: Abramo, colui che è chiamato all’inizio del cammino della fede, del ritorno dell’uomo a Dio, viene portato sul monte per essere messo alla prova in un modo che sempre ha toccato, ha commosso, ha spinto i credenti ad una ricerca di una più piena adesione alla volontà di Dio. Gli chiede una cosa impossibile, Dio. Il suo unico figlio, il figlio della promessa giunto quando ormai nessuno avrebbe potuto immaginare sarebbe arrivato. Abramo dunque procede senza indugio, ma immaginiamo cosa può essere passato per il suo cuore, per i suoi pensieri. E’ lo specchio nel quale anche noi possiamo ritrovare, come nell’esperienza della contemplazione, qualche tratto della nostra personale esperienza.

Perché mi chiedi questo Signore? Come è possibile? Stai forse scherzando? Sarebbe ancor più incomprensibile questa esperienza se puramente si concludesse così, come per addomesticare molte volte commentiamo anche noi, si concludesse quella prova semplicemente con la restituzione del figlio da parte di Dio. No non voglio il sacrificio! Ma allora cosa vuoi? E come se il figlio fosse dato alla morte e poi fosse stato restituito alla vita. Ma allora cosa c’entriamo noi? Allora come facciamo a seguirti?

E’ proprio qui la prospettiva del Vangelo, che abbiamo ascoltato, ci ricorda che anche per noi la morte è chiesta ma è vinta, può essere offerta ma ci è ridata la vita. Gesù ha fatto sul serio, non è un gioco di Dio ma è appunto l’espressione della più grande serietà del suo amore, della più grande verità della sua compassione con noi. Gesù è morto per noi perché in Lui viviamo. Ecco perché chiede ai discepoli che non dicano nulla fino alla resurrezione e non capivano né lo potrebbero finché non ci riguarda, finché non ci tocca da vicino, possiamo ritenere la fede una pia, ingenua illusione, anestesia rispetto alle sofferenze e invece è il contrario. Il Signore non ha risparmiato il suo figlio, potremmo dire i suoi figli.

Siamo qui in questo luogo così speciale perché qui il cielo e la terra si incontrano ogni giorno. La terra, ed è ciò che possiamo misurare più facilmente: un luogo benedetto da un incontro di Maria con una bimba, una storia precisa, delle parole, uno scambio, qualche cosa che può appartenere alle cronache ma poi dobbiamo risalire. Maria colei che è apparsa a quella bimba aveva già una sua storia, un suo percorso ed è quello appunto che le consente di essere qui. Aveva già una sua vita terrena. E’ facile anche solo intuitivamente capire la sproporzione che c’è tra l’incontro della terra con il cielo, il tempo della storia e l’eternità.

Quanto l’uomo e Dio si sono realmente abbracciati, uniti in Gesù ed è questo che Maria, una creatura, racconta con la sua vita di ragazza, di donna, di mamma. Ha contemplato Dio nella sua vita, nel suo figlio. Ed è per questo che non siamo venuti semplicemente per andare a pescare in una memoria lontana, magari quella delle apparizioni, magari quella di Nazareth, ma siamo venuti per proseguire quella storia perché ancora oggi Dio si incontra con l’uomo, con noi, con me. Ancora oggi su questo monte possiamo presentargli la nostra vita nella certezza che come per Abramo questa offerta non cadrà invano.

E’ il segreto della più grande, decisiva ed eterna fecondità.