“Abbiamo il compito di accompagnare i più giovani

nella fioritura della propria vocazione”

Appunti tratti dall'incontro condotto da Umberto e don Gigi Lodesani ai ragazzi del MovGiovani, 18 novembre 2015

Ci si innamora, si sceglie e si rimane fedeli

Abbiamo sentito l’esigenza all’inizio di quest’anno di incontrarvi, per fare dopo sette anni il punto della situazione, sul percorso dei circoli. Ci interessava tornare insieme a voi al cuore dell’esperienza, in modo tale da ricordarcelo; se è già tutto chiaro tanto meglio, se non lo è questa è un’occasione importante per ridircelo, per capire di nuovo quello che è il percorso che stiamo facendo. E’ importante che non diventi una routine che facciamo perché si è sempre fatto. Facciamo il punto della situazione perché questa esperienza sia significativa per ciascuno di voi. A me premeva fare una premessa per me fondamentale, per cercare di capire cos’è un circolo: il circolo è uno strumento.

Faccio un passo indietro; stasera mi farebbe piacere se qualcuno prendesse qualche appunto perché non ci sono tante occasioni di questo tipo, come vedete non le abbiamo tutti gli anni. Riprendendo il discorso, dicevo che il circolo è uno strumento; non idealizziamo il circolo! Don Gigi è partito da una riflessione che è la più importante di questa sera: a noi interessa che voi facciate esperienza del Signore. Quello che conta è questo, qualsiasi sia la modalità che scegliamo.

A noi interessa che voi attraverso il Movimento Giovani diventiate amici di Gesù e arriviate a capire sempre meglio quella che è la vostra vocazione.

Questo è il primo punto: c’è un progetto a cui ognuno di noi è chiamato dal Signore.

Questo è il primo riferimento, se lo abbiamo presente qualsiasi cosa facciamo viene bene. Se perdiamo questa consapevolezza stiamo perdendo tempo.

Su questo aspetto ci giochiamo tutto: il senso di essere qua stasera e anche personalmente il mio senso di essere qui stasera. Sono qui stasera perché questa esperienza mi ha cambiato la vita, perché tramite questa esperienza ho avuto la possibilità di fare l’incontro più bello: l’incontro con il Signore.

Quando dico questo, vi sto dicendo qualcosa di molto concreto, mi ritengo una persona abbastanza pragmatica, non sono solo belle parole. Il primo suggerimento che vi do è questo: non perdiamoci dietro super discorsi, super ideali, cose che viaggiano ad un km sopra la nostra testa, non nascondiamoci dietro al Movimento. Mi piace usare le parole che ha pronunciato poco tempo fa il Papa a Firenze: non usiamo il movimento per nasconderci nelle strutture che ci danno una falsa protezione, nelle norme che ci trasformano in giudici implacabili, nelle abitudini in cui ci sentiamo tranquilli.

Mi verrebbe da dire: chi è senza peccato scagli la prima pietra. Credo che sia una povertà ed una fatica che tutti facciamo, comunità, circoli, laboratori. Il movimento non è un divano comodo; questo mi preme dirlo soprattutto a quelli che si erano seduti subito sul divano dietro. Se ci ritroviamo in questa condizione, abbiamo capito poco, allarmiamoci, fermiamoci, perché c’è qualcosa che non sta girando nel modo corretto, stiamo perdendo tempo.

Il Movimento è una vita che si incontra, di cui ci si innamora

Come in una coppia; all’inizio si prende la cotta, ci si innamora e poi si sceglie.

Scegliere significa far diventare qualcosa o qualcuno la mia vita, quindi esserci. Scegliere significa anche che stasera ci sono. Adesso vedo che mancano dei ragazzi, sicuramente ci sono delle cose importantissime questa sera per cui uno non è potuto venire, ma non è la stessa cosa esserci o non esserci. Non è la stessa cosa essere o non essere venuti agli esercizi spirituali per tantissimi buoni motivi che sicuramente ognuno di noi ha.

Però le cose o le si sceglie e diventano carne e vita altrimenti cosa portiamo a casa?

Vi dicevo: ci si innamora, si sceglie e poi si rimane fedeli.

Si rimane fedeli ad ogni costo anche nelle difficoltà perché si capisce che attraverso quella fedeltà passa il mio bene.

Se io capisco che li ho incontrato il Signore, li è passato il mio bene, state sicuri che continua a passare di lì anche quando attraverseremo qualche fatica, anche quando non ce l’avremo più chiara questa cosa, ma li c’è ancora e lì ci aspetta.

I frutti più importanti arrivano quando nella fatica si rimane fedeli.

Mi interessa ripetere questa cosa qui. Non c’è cosa più concreta di quello che vi sto dicendo.

C’è bisogno di fidarsi

Cerchiamo ora di tornare con i piedi per terra al nostro discorso dei circoli. Se non avete capito nulla di quello che ho detto fino adesso state tranquilli non c’è nessun problema, anzi delle volte è anche un bene.

Qualcuno mi diceva qualche giorno fa (don correggimi se dico uno strafalcione): o si parte dall’alto, dall’ideale e poi si cala nella realtà concreta oppure se non si ha capito nulla dell’ideale si parte con il fare qualcosa nella fiducia di capire in seguito facendo.

Un esempio che fa capire questa cosa può essere questo: c’è un ragazzo che dall’africa va ad abitare in un paese nordico, e l’educatore a cui era stato affidato comincia a dargli degli incarichi. Come primo incarico gli disse: “tutti i giorni vai a prendere un pezzo di legna e portalo a casa”. Il ragazzo tutti i giorni doveva andare a prendere questo pezzo di legna, senza sapere il perché. Quando arriva l’inverno, capisce il perché e l’educatore gli insegna come accendere un fuoco per scaldarsi, cosa che probabilmente in Africa non si faceva. Proviamo ora ad immaginarci un educatore che invece inizia dicendo al ragazzo che il corpo deve avere una certa temperatura, cos’è l’ipotermia, come ci riscaldiamo, il metano, dove lo andiamo a prendere, che se trivelliamo nell’adriatico viene il terremoto, etc.: io posso mettere la mano sul fuoco nel dire che quel ragazzo giunto l’inverno morirà di freddo. Quello che voglio dire è: non è importante che si capisca sempre tutto, a volte c’è bisogno di fidarsi degli strumenti e dei suggerimenti che ci vengono dati che possono portare al bene. Il perché magari lo capiremo dopo ma se non ci fidiamo e non lo facciamo non lo capiremo mai.

Orizzonte comunitario nel Movimento Familiaris Consortio

Quando vi dico così, lo posso dire con molta sincerità e con molta onestà perché vi sto parlando anche della mia vita. Quando parlo del Movimento vi parlo di persone e di vite concrete, sto parlando di persone che ho incontrato di esperienze che ho fatto, di situazioni che ho vissuto che hanno cambiato la mia vita.

Ho incontrato un sacerdote che nel movimento mi ha fatto conoscere ed incontrare il Signore forse per la prima volta, ho incontrato mia moglie, non che non la conoscessi prima, ma che attraverso questa esperienza ho capito davvero il senso del mio essere marito e del suo essere moglie, del nostro essere un noi, ho incontrato degli amici con cui oggi condividiamo la vita. Questo è per me anche un pungolo che mi richiama al dono della mia vita mi sostiene nelle fatiche, nella povertà e nella croce. E’ una strada su cui stiamo camminando insieme e si chiama Familiaris Consortio. Lo anticipa il nome, Familiaris Consortio richiama la famiglia e significa desiderare di vivere il nostro essere Chiesa come una famiglia. Viviamo la famiglia come luogo di comunione con Dio e con i fratelli. Ci vorrebbe un intero ciclo di catechesi per capire cosa vuol dire questo. Ma già dalla nostra esperienza possiamo capirlo. Anche un bambino può capire che famiglia significa unità amore, misericordia, accoglienza (fra marito e moglie, fra genitori e figli), fedeltà, attenzione al più debole (anziano, il figlio più bisognoso, etc.), condivisione, educazione e perdono. Mi piace riportarvi una frase di San Giovanni Paolo II presa dalla Familiaris Consortio: “la famiglia è il luogo dove si impara ad amare è il centro naturale della vita umana, è fatta di volti di persone che amano dialogano si sacrificano per gli altri e difendono la vita soprattutto quella più fragile e più debole: si potrebbe dire senza esagerare che la famiglia è il motore del mondo e della storia”.

Il circolo

Come dicevo all’inizio è uno strumento, lo abbiamo pensato e inventato (mettiamola così), noi educatori circa sette anni fa, perché convinti che potesse essere uno strumento prezioso per iniziare a camminare su quella strada di comunione, di famiglia a cui mi riferivo prima. Se devo darvi la definizione è molto semplice: il circolo è un gruppo di ragazzi accompagnato da un’ equipe educativa, che si incontra settimanalmente seguendo uno schema di quattro incontri, catechesi, condivisione, momento di preghiera e momento di svago. Se non avete fatto così fino ad adesso, non avete fatto il circolo. Se siete stati bravissimi a fare condivisione o se siete sempre venuti alle catechesi ma non avete fatto il resto; non avete fatto il circolo. Se avete saltato un momento non è più la stessa cosa. Se rompiamo a metà lo strumento che è stato pensato per arrivare ad una meta, non ci arriviamo. Io so benissimo che voi siete bravissimi nella giornata di svago, eccezionali. Bravissimi anche nella catechesi e poi, ditemi voi. Spero che siate stati bravi anche nel momento della preghiera. Essere bravi nella preghiera non significa dire cinque Ave Maria prima dell’incontro ma dedicare una serata per quel momento e prepararlo in modo creativo metterci il meglio che si ha. Non c’è bisogno che io vi suggerisca dei metodi: può essere una adorazione, un rosario, ci sono tanti modi. Anche il momento di svago è importante, non è una perdita di tempo. L’importante è che non manchino i quattro momenti. Se passa molto tempo da una catechesi ad un’altra vi consiglio di aggiungere un momento di preghiera. Se vi serve più tempo per fare condivisione potete trovare due serate. Magari poi passano più di quattro settimane da una catechesi ad un’altra. L’importante è aver capito il significato di quello che stiamo facendo.

Quale obiettivo ci diamo nel fare il circolo?

Perché è importante essere insieme? Perché da soli non si va da nessuna parte.

Segnatevi bene la risposta, non sui cellulari ma sulla fronte perché bisogna sempre avercela chiara questa cosa qua.

Teniamoci ben presenti due nomi: vita spirituale e amicizia. Partiamo dalla vita spirituale, prendendo alcune parole di Papa Francesco: “Quando la vita interiore si chiude non vi è più spazio per gli altri, non si ascolta più la voce di Dio, non si gode più della dolce gioia del Suo Amore, non palpita più l’entusiasmo di fare il bene.” Sempre da Papa Francesco girandola al lato positivo: “Quando lo spirito è pronto tutto il resto viene da se”. Non serve aggiungere molto altro a queste parole. Ve lo dico per esperienza, e dicendovi così, non voglio pormi a vostro modello; ve lo dico perché ho avuto degli alti e dei bassi, ci sono già passato quindi lo so come girano queste cose qui. Sappiamo tutti bene che se gira la nostra vita spirituale gira tutto quanto: il circolo, il laboratorio, la famiglia, gli amici, tutto quello che volete. Quando viene a mancare questa cosa qui salta tutto. Poi magari stai in piedi per routine, ma salta; viene a mancare quello che posso portare, ciò che posso portare all’altro, viene a mancare di spessore la nostra vita. Ora, su questo è fondamentale per me che chiunque sceglie di partecipare ad un circolo si verifichi seriamente e si chieda: come sta andando la mia vita spirituale? Come sto camminando? Sto crescendo? Sto calando? Sto andando nella fossa? Sto invece viaggiando su vette alte?

Senza una vita spirituale, non dico “alta”; i preti vi potranno dire “alta”, io che sono più misero su queste cose qua vi posso dire: senza una vita spirituale frizzante (a volte mi viene da dire “decente”), non si va da nessuna parte. Perché è importante essere insieme? Perché da soli non si va da nessuna parte, bisogna che i vostri amici di circolo siano da voi aiutati a crescere nella vita spirituale. Don Pietro vi ha aiutato durante gli esercizi usando questi termini: “Alleatevi!”.

Alleatevi

Ora su questo perché è importante nel circolo, perché è importante essere insieme, perché su questo passaggio qui da soli non si va in nessun posto, quindi è fondamentale che i vostri amici di circoli vi aiutino o siano da voi aiutati a crescere nella vostra vita spirituale. Qui don Pietro aveva invitato anche durante gli esercizi, forse me lo ero anche segnato: “Alleatevi” ha usato questi termini, magari c’erano quelli che erano nel corso di don Andrea e non l’hanno sentito.

Comunque ha dato questo consiglio tra i compiti del programma. Alleatevi tra di voi. Alleatevi fra di voi per la messa, per la meditazione e per la confessione. E questo ve lo dico anche nella vita della comunità... Adesso vengo da un incontro di comunità in cui si ragionava su vari aspetti. Una cosa che per me è importante è vedere come in una comunità è fondamentale che ci sia qualcuno, anche che sia uno, però qualcuno, un tuo amico, che ti richiami alla preghiera.

Che cosa vuol dire? Vuol dire che questa settimana c’è stato un mio amico che venerdì mi ha detto “Vieni a fare Adorazione, salta il pranzo, andiamo all’ospedale che c’è l’adorazione perpetua e vieni a fare adorazione”. Bene, ne avevo voglia? No. … Però mi è costato dirgli di no, quindi gli ho detto di sì, ci sono andato e ho fatto adorazione. Se non abbiamo dentro il circolo, se non abbiamo dentro la vita qualcuno che ci richiama lì, diventiamo tutti da divano. Allora c’è quello che, che ne so, fate un’uscita (faccio sempre degli esempi che sono concreti, che ho vissuto, quindi non vi sto raccontando delle cose belle ma non fattibili. Le abbiamo fatte, quindi si fanno). Si decide di andare a fare una giornata via insieme. E va bene, c’è qualcuno che propone. Quella giornata lì facciamo in modo di ritagliarci due ore e andiamo tutti a confessarci. Ma è la prima volta che riusciamo a trovare il tempo per andare via, e però siamo andati tutti a confessarci.

La misura alta della vita cristiana

Abbiate sempre presente questa cosa. Che ci sia qualcuno di voi che richiama gli amici ad una vita spirituale alta. Non è detto che sia sempre la stessa persona, è possibile anche che si faccia un po’ a turno, però qualcuno ci deve essere. Sentitevi questa responsabilità. Allora quando si parla di vita spirituale alta, ci sono proposte che nel movimento, voglio dire, adesso io ve le elenco, ma non c’è bisogno che ci perda sopra del tempo perché ormai le sapete meglio di me. Si parla di confessione, frequente, si parla di Eucarestia, quindi di andare a messa. Se è possibili anche tutti i giorni. Si parla di preghiera, questo perché proponiamo tutti gli anni gli esercizi spirituali? Perché proponiamo il famoso terzo incontro di preghiera? Perché proponiamo le confessioni? Due volte, non riusciamo a farne di più. Ma almeno nei momenti significativi, in preparazione al Natale, in preparazione alla Pasqua proponiamo due confessioni? Perché come metodo educativo, come strumento, noi siamo convinti che questa cosa sia fondamentale. Vi lancio un’idea che con gli educatori un po’ l’abbiamo già condivisa, sempre come idea, poi dopo, vedete se riuscite a realizzarla, quest’anno è l’anno della misericordia. Vedete se riuscite in quell’incontro mensile di preghiera a fare la confessione. Vi mettete d’accordo con il sacerdote che vi segue nel circolo; se non vi piace trovate un’altra modalità, andate con chi volete. Però dite: Bene questo terzo incontro quest’anno che è l’anno della misericordia lo dedichiamo, cerchiamo di dedicarlo, alla confessione. Andiamo col circolo questa sera a confessarci tutti.

Per concludere sul tema della vita spirituale. Non abbiamo paura, non abbiate vergogna a tirar fuori i vostri amici dalla mediocrità. Questo è una della bellezza del circolo. La bellezza di avere di fianco delle persone che mi aiutano.

Amicizia come accoglienza

Secondo tema. Quindi abbiamo detto: vita spirituale e amicizia. Qui parto da un brano del vangelo che conoscete tutti di Giovanni “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici”. Papa Francesco aggiunge: dobbiamo cercare la felicità di chi ci sta accanto. Don Pietro dagli esercizi spirituali “l’Amore è salvare un altro”. Nessuno può salvarsi da solo. La felicità nel sapersi affidare. Pensate che grande dono avete tra le mani. I miei amici più veri sono quelli a cui non ho paura di far vedere i miei limiti. Non ho paura di farmi conoscere nella verità di chi sono. Non aggiungo altro sull’amicizia ma mi preme sottolineare due aspetti importanti dell’amicizia, che credo siamo adatti a quello che stiamo facendo, ma soprattutto credo che l’amicizia sia impregnata di questi due aspetti. Uno è l’accoglienza e il secondo è il dono. Accoglienza come apertura del cuore, non si nasce abituati ad accogliere, c’è chi è più portato, chi è meno portato, ma tutti siamo chiamati a questa fatica, a questo allenamento. Credo che l’accoglienza anche per noi sia una delle missioni, delle cose più belle. Mi ricordo bene che in più occasioni è capitato in cui ci chiedevamo mah cosa ti è piaciuto fra il movimento giovani? anche ragazzi nuovi che venivano, che era la prima volta che si trovavano nel movimento giovani rimanevano molto colpiti, molto contenti quando si sentivano accolti. Ora accogliete i vostri amici. Dedicategli attenzione, dedicategli tempo, dedicategli ascolto, accogliete le loro fatiche, accogliete le vostre fatiche. Accogliete gli amici che vi sono stati affidati. Questo è un passaggio che so che non è digeribile a tutti. Perché i circoli non li fate voi ma li facciamo noi? Per questo motivo. Perché una parte degli amici, chiaramente voglio dire avete i vostri suggerimenti, le vostre indicazioni, i vostri desideri, che vedete che il più possibile gli accogliamo sempre, però c’è qualcuno anche che vi affidiamo. Nella vita non si decide tutto, ci sono tante cose che ci vengono affidate, che dobbiamo accogliere. Pensate all’esempio anche solo dei figli. Arrivano, non arrivano, gli accogli, non sono come li vorresti, però sono loro. E’ importante esercitarsi nell’accoglienza soprattutto di quelli, dei ragazzi, degli amici, a cui magari, con cui viene meno spontaneo, meno semplice. E’ importante perché da quella scuola quando Don Gigi ha sempre usato il termine “Il circolo è una palestra”. E’ una palestra davvero! Dico, se ci educhiamo in questa accoglienza, saremo capaci di accogliere poi i ragazzi che è la prima volta che vengono; ragazzi che non avete mai visto. Ci troviamo, che ne so, agli esercizi spirituali, ci sono dieci volti nuovi e bisogna essere capaci di accoglierli. Non si improvvisa. Vengono una sera, vengono al campo. Andate all’università, andate al lavoro.

Amicizia come dono

Il secondo aspetto dell’amicizia è il dono. Anche qui Papa Francesco: “La vita si rafforza donandola, e si indebolisce nell’isolamento e nell’agio”. Donate la vostra vita. Giocatevi fino in fondo, quello che saprete donare sarà quello che rimarrà di voi. Ci sono tante persone che arrivano alla fine della vita per tanti motivi e vedo che si ritrovano, vedo che sta girando anche su Facebook un qualcosa di… di Steve Jobs, vera non vera non lo so, però è una riflessione che ha fatto alla fine della malattia, quando ormai era agli ultimi giorni e ci è arrivato da un percorso non credo da cattolico, non credo che fosse cattolico, però è arrivato lì, è arrivato a dire “Tutto quello che ho fatto, tutta la mia ricchezza non conta niente. Quello che rimane, quello che sono riuscito, le relazioni che sono riuscito a creare, il dono che sono riuscito a fare della mia vita”. Se non doniamo la vita, ragazzi, ci rimane poco. Dico, la nostra vita pesa poco. I famosi 4 grammi dell’anima, adesso non so quanto siano i grammi ma credo che alla fine, quando... 21 grammi il peso dell’anima. Però io di questo sono molto convinto che quando arriveremo alla fine, don Gigi prima ce l’ha ricordato bene, quando si oscura il sole e non c’è più la luce ed è la fine, di noi, il peso della nostra vita rimane quanto l’abbiamo saputa donare. Quello lì non lo tirerà via mai nessuno; tutto il resto sparisce, tutte le convinzioni, le cose che ci siamo costruiti… via. Rimarrà quello che sappiamo donare. Nel dono penso anche… mettete al servizio degli altri, dei vostri amici, i vostri talenti. Donate quello che di bello avete scoperto. Avete visto che in questa esperienza, in questa cosa, avete trovato del bene, del bello, donatelo! Non tenetelo solo per voi. Coinvolgete anche i vostri amici, anche quelli più lontani. Delle volte mi arrivano delle richieste. Mi piacerebbe fare un circolo con delle persone belle, brave, buone, che non siano della mia parrocchia e che... Bene, dico, trovatele però, perché io non ce le ho. Non è che vado io in giro a cercare delle persone. Dico: trovatevele! Coinvolgetele!

A servizio

La pappa pronta non è mai quella buona. E’ quella comoda si, però dico diventa più buona quando le cose si sudano e si fanno. E’ sempre dalla fatica che viene fuori qualcosa di bello. Non è mai dalla comunità. Fate un servizio. Anche su questo, voglio dire, il nostro percorso invita, ci invita a partire dalle famiglie, quindi dalle comunità e vi invitiamo noi come ragazzi: fate un servizio! Siate a servizio. In particolare, fate il servizio che vi pare, l’importante è quello, c’è un servizio che a cui noi teniamo molto, che è molto importante, che è quello del servizio educativo nei confronti dei più giovani. Lo fanno le famiglie, lo fanno i sacerdoti per voi, lo fate voi per quelli più piccoli di voi. Guardate che su questi due aspetti, famiglia ed educazione dei giovani ci si gioca oggi tanto, non è un caso che, voglio dire, il papa richiama mille volte come priorità a famiglie e giovani. Anche il nostro vescovo Massimo richiama spesso questo aspetto, mi interessa quando vado… mi diceva qualcuno che lo ha incontrato poco tempo fa, comincio adesso a fare le visite pastorali. La cosa che mi preme di più è che dentro a una comunità parrocchiale si lavori per le famiglie e per i giovani. Famiglie giovani e giovani.

Allora noi siamo proprio nel cuore di questa esperienza, di questa situazione ed abbiamo a cuore la vita della famiglia Familiaris Consortio, abbiamo a cuore la vita dei giovani, perché per forza una famiglia si traduce in una attenzione, in un amore verso i giovani. Ora su questo io mi permetto anche di fermarvi. Abbiamo tante iniziative nostre belle che stanno nascendo, che ci sono.

E’ importante che ci si voglia spendere. Spendersi come educatori nel movimento Giovani è una cosa bellissima. E’ bello anche spendersi ovunque, per l’amor di Dio, però dico spendersi nel Movimento Giovani è una cosa bellissima perché significa educare secondo uno stile. Se voi andate… Questo non diamolo per scontato, non è sufficiente fare l’educatore, educhiamo a che cosa? Se voi andate da un gruppo seguito dai francescani, un’esperienza bellissima, ma avranno un loro stile educativo. Se andate in una parrocchia ci sarà un suo stile educativo.

Se fate gli educatori del Movimento Giovani c’è un suo stile educativo, che è quello che stiamo cercando anche con voi di trasmettere. Quindi ci sono, sono partiti ad esempio esperienze con i ragazzi più giovani delle medie, così come anche i primi anni delle superiori, a Sant’Ilario, Correggio, a Reggio Emilia. Ma che fortuna se c’è qualcuno di voi che riesce a impegnarsi in questa cosa qui, che viene chiamato ad impegnarsi in questa cosa qui. Io spero che tutti voi un servizio lo stiate facendo. Anche qui ve lo dico per esperienza personale. Io sono partito così. La Chiara quando mi ha conosciuto che eravamo morosi la prima cosa che mi ha messo subito lì a fare, non l’avevo mai fatto, ero al bar a fumarmi delle paglie, a farmi i cavoli miei e ho conosciuto lei e lei a un certo punto la prima cosa, quel discorso del legno uno alla volta, non sapevo perché, però ho piantato subito lì… Lei faceva l’educatrice e mi disse: “vieni anche tu a fare l’educatore con me”. Questo a diciotto anni… oggi ne ho quarantuno e non ho mai smesso di fare un servizio. Ma perché? Mi costa fatica? Sì, ma io mi rendo conto che quello lì è ossigeno. Non mi venite a dire che non avete tempo. Non è vero. Non è vero. (Sono quasi alla fine eh… tenete botta). Ma su questo mi preme veramente, stanno partendo delle esperienze bellissime. Fatevi avanti anche voi. Pensateci seriamente. Un servizio, ma qualsiasi sia, educativo, che sia in parrocchia, che sia nel movimento, è una cosa seria.

Fare l'educatore: metterci il cuore

Non è ci sono, non ci sono, boh, forse, mi, ma… fare l’educatore significa prendersi a cuore in tutto la vita del ragazzo. Non mi venite a dire che non avete tempo, non è vero, non è vero! Sono quasi alla fine eh, tenete botta. Ma su questo mi preme, davvero stanno partendo delle esperienze bellissime fatevi avanti anche voi cioè pensateci seriamente un servizio qualsiasi servizio sia educativo, in parrocchia, nel movimento è una cosa seria, non è “ ci sono, non ci sono, boh, forse, ma ” fare l’educatore significa prendersi a cuore in tutto la vita del ragazzo, non esserci ad intermittenza, se qualcuno ha cominciato a fare il percorso, so che qualcuno di voi ha cominciato per esempio coi ragazzi delle medie il servizio educativo non si risolve in un pomeriggio al mese. Solo che io mi tenga libero quelle 2 ore li sono a posto, no. Significa metterci il cuore, metterci la preghiera, cercare questi ragazzi, anche magari in altri momenti, cercare di essere un riferimento per loro, immagino che per tanti di voi sia stato così. Avrete avuto degli educatori, dei sacerdoti, delle persone che erano dei riferimenti e se non li aveste avuti? Voi siete chiamati a fare la stessa cosa, le carte ci sono sul tavolo eh, sono anni che si cammina quindi vi siete formati tanto e ora c’è bisogno di spendere.

Per fare tutte queste belle cose che sono complicate, bellissime ma complicate, io non vi proporrò mai qualcosa di semplice; nel senso che credo che proprio come dicevo prima, le cose più belle nascono dalla fatica, però per fare tutto questo ci sono degli aiuti preziosi, ve ne dico uno anzi ve ne dico due, il primo aiuto è nostro Signore l’abbiamo detto all’inizio quindi non lo torno a dire, poi abbiamo i nostri educatori quindi c’è un equipe educativa che è formata come sapete bene da sacerdote insieme a consacrate e famiglie. Che cosa fanno questi educatori? La prima cosa che devono fare gli educatori è volersi bene fra di loro, questo è un altro dei passaggi nostri, che non trovate da un’altra parte, la comunione chiede vocazione, questa comunione e vocazione diventa sorgente dell’educare. La prima educazione che ricevete è vedere i vostri educatori delle famiglie e dei sacerdoti che si aiutano e che lavorano insieme per il vostro bene. Questo per me è un aspetto magnifico del movimento giovani. Noi come famiglia abbiamo scelto di fare gli educatori, quando ricevemmo la proposta da Don Pietro una decina di anni fa, con una telefonata dove dice, ci conoscevamo si e no ed eravamo a Sassuolo: “Mi ha fatto il tuo nome Don Luca, il tuo e della Chiara avete voglia di cominciare a fare qualcosa col movimento giovani?” Bene eravamo educatori in parrocchia di un gruppo di ragazzi, seguivamo un gruppo di ragazzi di strada dei quartieri popolari così, io ero responsabile anche dell’oratorio della parrocchia e nel frattempo stavamo studiando, lavorando, Chiara andava tutti i giorni a Parma, quindi voglio dire, il tempo ci rimane eh se uno vuole il tempo ci rimane. Poi abbiamo scelto fino in fondo il movimento, il servizio del movimento giovani. Una delle cose che più mi è piaciuta e più mi ha coinvolto è proprio questo, cioè la possibilità di poter lavorare in una comunione bellissima insieme ai sacerdoti, in quel momento era Don Pietro e poi Don Giuseppe è stata una cosa dico per me, preziosissima sia per i ragazzi con cui lavoravamo ma dico anche in modo egoistico soprattutto per noi. E quindi come dicevamo prima il dono, che io non posso non dirvela questa cosa qua, non vi posso dire che se fate servizio educativo nel movimento giovani insieme a Don Giuseppe, che vedo che c’è questa sera, con cui qualcuno di voi ha già iniziato, ma io dico è una cosa stupenda, lo dico sia perché fate del bene ma soprattutto perché vi porterete a casa del bene. Gli educatori sono garanti del percorso del circolo, cosa vuol dire? Che non lo fanno loro, essere garanti vuol dire che non loro lo fate voi il percorso, loro vi accompagnano, vi consigliano, perché ci sono già passati, la vita è bella perché poi dico alla fine tante cose le abbiamo già vissute, quelle che voi vivete, probabilmente le abbiamo già vissute noi, ci siam già passati, ci si passa un po’ tutti da certe situazioni a vedere che qualcuno di più grande che ci possa aiutare, che ci possa accompagnare è importante, ma non si sostituisce a voi, dico sempre il vostro laboratorio, il vostro circolo fa schifo non è colpa degli educatori è colpa vostra. Se arrivate a fine anno e dite: “ ma qua non si capisce mi, mo, ma, deludente.” Dico bene, fatevi un esame di coscienza sul perché sia andato così. Provate a rileggere i punti quando ho detto scrivetevi alcune cose, dico provate a rileggere le cose che abbiamo detto stasera e se siete stati capaci di viverle e di impegnarvi in quella cosa li. Io dico se fate così, se fate così, il fuoco alla fine si accende, se non fate così la legna non ce l’avete. E non è un problema degli educatori. Il compito degli educatori è ripeto accompagnarvi ed essere garanti del percorso che state facendo e di quello che ci siamo detti prima. Se i vostri quattro incontri di circolo si traducono in andare a ballare tutte le settimane io dico, vi dirò qualcosa a voi, ma prima lo dico agli educatori.

Ad alcuni educatori a cui sono molto legato, ho detto una cosa di cui sono profondamente convinto: “Vi faccio il regalo più bello, per voi e le vostre famiglie: vi propongo di diventare educatori del Movimento Giovani. Non vi sto chiedendo un servizio. Sarete i primi a ricevere in abbondanza da questo vostro sì, prima ancora di iniziare a dare!” (Pensieri Notturni, Umberto Roversi)

Il capocircolo

C’è anche un’altra figura, il capocircolo, il capocircolo non è l’educatore, non fa l’educatore. Il capocircolo lo decide lo staff educativo. Voi potete proporre si può suggerire, tutto quello che volete, ma il capocircolo lo decidiamo noi. È anche una bella cosa che il capocircolo cambi, nel senso voglio dire che ci siano più persone. Che cosa fa il capocircolo? il capocircolo collabora in prima battuta con gli educatori, fondamentale, ed è quello che si sente anche responsabile degli amici che ha di fianco a più degli altri, tutti ci dobbiamo sentire responsabili ma lui in modo particolare. E quindi deve essere attento a sollecitare, ad invitare, a chiamare, a capire se ci sono qualche difficoltà, perché è evidente che le relazioni che ci sono fra di voi e anche la possibilità anche solo di vedervi più spesso, magari vi vedete anche tre o quattro volte a settimana, gli educatori no. Quindi ha più presente certe dinamiche e può essere un aiuto prezioso per gli educatori. Deve sentire la responsabilità del cammino che sta facendo col circolo, se stiamo camminando bene, sulla base ripeto, di quello che ci siamo detti questa sera, non è che ci dobbiamo inventare chissà che cosa. Dopo ci vuole tutta la vostra creatività perché questi sono punti fondamentali ma la fioritura la fate voi.

Il laboratorio

Ultima cosa, il laboratorio, mi pare importante anche con voi anche se non state facendo l’esperienza del laboratorio, però mi pare importante spendere solo due parole per capire anche cosa ci sta dopo il percorso che stiamo facendo.

È chiaro che nel nostro cammino abbiamo davanti una prospettiva che è la vita comunitaria, la comunità, diciamo che è la realtà da cui poi tutto è nato, se oggi esiste il movimento giovani, se siamo qui è perché un sacerdote Don Pietro un po’ di anni fa ha pensato a questo strumento, la comunità è uno strumento non un fine, il fine è sempre lo stesso per tutti. Partendo da questa esperienza proponendola a delle famiglie poi dopo a dei sacerdoti, sono nate le due realtà, hanno creato una propria associazione più definita poi dopo da li dalla loro collaborazione, perché vedete quando diciamo educatori, sacerdoti e famiglie nasce da queste realtà, dalla realtà della comunità dei sacerdoti e delle famiglie. Don Pietro ha visto questa strada per tutti, famiglie e sacerdoti per essere insieme famiglia di Dio. La vita comunitaria, chi c’era in terra santa mi ricordo quel passaggio li perché ce l’avevo ben chiaro la vita comunitaria è un grande dono.

Allora che cos’è il laboratorio? Il laboratorio è il volersi sperimentare per capire se la vita comunitari fa per me. È una vocazione, una chiamata che il Signore ti fa. È quella strada, dicevamo, in cui lo incontro, che mi conduce a Lui. Quindi le dinamiche sono molto diverse, c’è una scelta, quindi ci si ritrova con alcuni amici, l’esperienza del circolo spesso aiuta a far venire fuori anche queste dinamiche, a capire quali sono i desideri veri su cui uno vuole continuare. Si parte da una scelta insieme a un gruppo di amici per potersi verificare insieme, tutti insieme, quelli che partono, per capire se la vocazione alla comunità è adatta pe me insieme a loro. Dura due anni, è una cosa che abbiamo definito da poco, quindi la durata di due anni, per arrivare anche a una conclusione, per evitare che la cosa vada avanti all’infinto. È una cosa seria anche quello, io vi do questo consiglio: non abbiate fretta. Cioè il laboratorio va fatto quando si è convinti di quello che vi ho appena detto. Che si è convinti di volersi verificare perché sentiamo di essere nelle condizioni di poter arrivare a quella conclusione. Un laboratorio che si porta avanti dieci anni fa fatica. Considerate anche che il laboratorio, questo con qualcuno di voi abbiamo già avuto occasione di dirlo, è un po' la porta di uscita del movimento giovani. La dico nel modo più brutale che possa dirvelo, però è chiaro che voglio dire: si è arrivati a un po' una sintesi di un percorso, di un cammino. Se io inizio un laboratorio, lo dico per non bruciarvi, è un consiglio proprio spassionato, se io inizio un laboratorio non torno a fare un circolo. Ok? Non c’è il passo indietro. Poi non perché non si possa, ma perché vedo come sono andate le situazioni. Faccio il laboratorio e dico…vuol dire che mi sento le condizioni di poter stringere. Che poi non è detto che si arrivi a una conclusione positiva eh? È possibile benissimo che dopo un anno, dopo due anni, uno capisca che non è la mia strada o che capisca che con questi amici non ci ritroviamo a condividere questa cosa, benissimo. Però le premesse ci devono essere, le condizioni per iniziare ci devono essere.

Prendere l'iniziativa!

Concludo sempre con una frase di Francesco: la Chiesa in uscita, mettiamo anche i circoli in uscita, Movimento Giovani in uscita, è la comunità di discepoli missionari che prendono l’iniziativa! Prendono l’iniziativa! Prendete iniziative! Non vi aspettare la pappina pronta da Umbo, don Gigi, don Sergio o chi per loro. Prendete l’iniziativa. …Che si coinvolgono che si accompagnano, che fruttificano e che festeggiano. Prendete l’iniziativa! Ci sono mille cose che il Movimento Giovani non ha fatto, non perché non facciamo ma perché manca l’iniziativa! Non è lecito tutto quello e solo quello che vi proponiamo noi. Proponete voi, fatevi avanti, pensate, siate creativi. Noi siamo più vecchi di voi, non ce lo abbiamo più quello sprint. Vi accompagnammo, voglio dire, lo spritz siete voi, non siamo noi eh? E poi festeggiano, questa è la cosa più bella perché alla fine tutta questa cosa la facciamo perché vogliamo stare bene noi nella vita. Far fatica ma star bene. E se facciamo fatica, alla fine la festa è più bella.

Congedo

Eh se sono stato lungo… Finito.

Se ci avete delle domande, se vi è rimasto un po' di brio. Prendete l’iniziativa e fate delle domande. Saremo molto veloci a rispondere, però.

Vi ritrovate? Vi ho detto delle cose nuove o era tutto chiaro?

Pippo tu che stavi dormendo tutto il tempo, tu che sei stato a G&R e sei stanco. Non eri a G&R? Ti ho visto arrivare con la macchina di Tommi e pensavo…

Pippo: “No no tutto chiaro, molto chiaro”